Accademia Nazionale di Scherma
Registrati

News 2/2015

NEWS 2/2015

Jobs Act: quali novità per il settore dello sport?

Vediamo da vicino che cosa cambia e se il Jobs Act agevoli le associazioni che lavorano nel settore sportivo: riportiamo alcune valutazioni pubblicate dall’Avv. Guido Martinelli, autore di uno dei testi in uso anche per la formazione della classe magistrale schermistica.

  1. “Il contratto a tempo indeterminato come forma comune di contratto di lavoro: un aiuto per lo sport?”

Se da un lato è apprezzabile la buona volontà di questo assunto, che mira a promuovere contratti di lavoro stabili, rendendo l'indeterminato più conveniente in termini di oneri diretti e indiretti, dall’altro non bisogna dimenticare che le associazioni sportive si avvalgono da sempre di forme di contratto “semigratuito”.

Per queste ultime, asserisce l'avv. Martinelli: «il ricorso forzato al lavoro subordinato, ribadito quale “forma comune di rapporto di lavoro” appare scelta non solo antieconomica ma, spesso, non corrispondente alle effettive modalità di svolgimento della prestazione».

Pensiamo, per esempio, ai collaboratori tecnici, ai docenti di corsi che, magari per poche ore alla settimana, prestano la loro attività in favore di enti non profit.

«La scomparsa della possibilità di stipulare accordi di associazioni in partecipazione con apporto di solo lavoro, il venir meno dei contratti a progetto e la previsione che si applichi la disciplina del rapporto di lavoro subordinato per quelle collaborazioni “che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro” (articolo 2, comma 1) rende estremamente difficoltoso inquadrare correttamente tutte quelle attività».

  1. “Il lavoro accessorio previsto dal Jobs Act (Art.48): è una soluzione?”

Bisogna da subito evidenziare ciò che ci appare come un grande limite di questa norma: il lavoro accessorio ha visto incrementare il suo massimale a 7.000 euro l’anno, ma rimane a 2.000 euro il limite per i “committenti imprenditori”.

E qui sorgono altri dubbi: chi definisce se un'associazione dilettantistica sportiva è un "committente imprenditore"? E ancora: chi definisce che cosa possa essere inquadrata come "prestazione accessoria"?

«Un'associazione che gestisce una scuola musicale aperta al pubblico è un "committente imprenditore"? Si può parlare di prestazione accessoria per un docente, magari di Conservatorio, che si presta a collaborare con l’associazione?» è questa una riflessione dell'avv. Martinelli, che intendiamo condividere.

  1. “Le deroghe all'articolo 2, comma 2: più confusione che chiarezza?”

Per l’associazionismo sportivo dilettantistico, di precipuo interesse è la lettura delle deroghe contenute all'articolo 2, comma 2. Sostanzialmente, sono sanciti quattro casi in cui il rapporto di lavoro subordinato non si applica ad alcune collaborazioni.

Di questi quattro casi, ve ne sono alcuni d’interesse per il settore sportivo:

- la seconda deroga, che riguarda le prestazioni intellettuali per le quali sia necessaria “l’iscrizione in appositi albi professionali”, non ci sembra chiara. In particolare, non si comprende a quali albi si faccia riferimento;

- l'ultima deroga, quella che si riferisce alle “collaborazioni rese ai fini istituzionali in favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche (...) come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002 n. 289”.

«Ora, di certo va salutato con favore l’avvenuto riconoscimento (o, meglio, vorremmo dire la conferma) della specificità del lavoro sportivo. Però resta comunque irrisolta la domanda di fondo, che è poi quella di maggior interesse per il mondo dello sport: questo rapporto tipizzato è da ricondursi a quelli di cui all’art.67 primo comma del TUIR, come tali non soggetti a contribuzione previdenziale, o a quelli di cui all’art. 50 del TUIR (reddito parificato a quello subordinato, previsto per gli altri tipi di collaborazione elencati nello stesso comma del provvedimento in esame)?»